TRASPARENZA & VERITÀ
Capita spesso di assistere a interminabili dibattiti televisivi, pagati da tutti noi con la pubblicità, dove gli intervenuti ci raccontano dal loro punto di vista come stanno le cose che ci riguardano. Con l’ausilio di tabelle e numeri ognuno cerca di accompagnare la discussione alla personale interpretazione e nella maggior parte dei casi invece di portare chiarezza aggiungono ulteriore confusione.
Ma i numeri comunque li guardi, restano quello che rappresentano, un dato oggettivo sul quale c’è poco da discutere. Oggi più che mai c’è bisogno di trasparenza e verità. Credo sia necessario rallentare la corsa alla quale siamo spinti quotidianamente e avere tempo per riflettere senza condizionamenti su quello che veramente vogliamo noi e come spendere in modo consapevole quello che riceviamo in cambio del nostro lavoro.
I numeri ci dicono che nel periodo 2004 – 2024 – il prodotto interno lordo dell’Italia è cresciuto soltanto del 5%, contro la media della zona euro del + 25%; – il potere di acquisto reale è sceso del 3,9% contro una media europea del + 22,3%; – gli italiani in povertà assoluta sono quasi raddoppiati passando dal 3,3% al 6,2%, ai quali vanno aggiunti anche i poveri importati che rappresentano un 3,6% (1)(2).
Nel frattempo i dati al 2025 ci rivelano la tendenza alla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi fortunati, tant’è che il 10% della popolazione più ricca controlla quasi il 60% della ricchezza nazionale (3).
La pubblicazione del rapporto Oxfam 2026 ha messo in evidenza l’aumento della povertà assoluta anche tra famiglie con occupati a dimostrazione di come, nei fatti, il lavoro abbia smesso di garantire una vita dignitosa anche per le scelte economiche e politiche che hanno prodotto uno sbilanciamento nella ripartizione della ricchezza.
Quindi il tema principale riguarda la distribuzione delle risorse essendo evidente lo squilibrio esistente. Uno Stato che vuole avere cura dei propri cittadini non può consentire che un lavoratore, in cambio del suo onesto lavoro, non riceva una retribuzione che lo collochi almeno al di sopra della soglia di povertà. Come non può consentire gli eccessi retributivi per altre persone che per quanto capaci siano nelle loro attività restano pur sempre soggetti umani con i loro limiti. Però anche noi dobbiamo fare la nostra parte evitando di arricchire idoli che, parlandoci di bene comune, nella realtà sottraggono risorse anche a chi ne ha più bisogno (3).
Uno di noi
Domenico Sangiovanni
Fonte: (1) “Il modello italiano della non – crescita” di Lorenzo Ruffino in data 13.03.2025; (2) “Che cos’è la povertà assoluta” OPENPOLIS del 17 ottobre 2025; (3) First Cisl – Analisi della ricchezza delle famiglie italiane – gennaio 2026.