Pubblicità

Sono soldi nostri compresi nel prezzo di acquisto della generalità dei prodotti e servizi. Un fiume di denaro che dall’ignaro consumatore alimenta canali televisivi, social e quant’altro, facendo la fortuna di coloro che della parola ne hanno fatto un proficuo lavoro. Un mondo dal quale in molti sono attratti pur di acquisire visibilità e benessere
Allo stesso tempo chi compra paga la pubblicità nel carrello della spesa e poi la subisce negli interminabili spot televisivi, che quando va bene sono il minuto d’oro, e per le quotidiane fastidiose telefonate da call center che propongono di tutto.
Il mercato italiano della pubblicità per l’anno 2025 è stimato in quasi 12 miliardi di euro, ma nel suo insieme, il mercato della comunicazione in Italia vale oggi quasi 17 miliardi (1).
È una spesa che continua a lievitare, che noi tutti subiamo senza avere alcuna voce in capitolo, drenando risorse dal consumatore sempre più povero verso categorie improduttive, ove parlare e apparire prende il posto della conoscenza e del fare.
Fin da piccolo sentivo dire che la pubblicità è l’anima del commercio, poiché costituisce un mezzo grazie al quale un prodotto o servizio può essere conosciuto oltre la sua area di produzione, allargando la platea di potenziali utilizzatori.
Il messaggio pubblicitario dovrebbe veicolare le qualità di un prodotto per renderlo comparabile con altri simili per caratteristiche, al fine di consentire al consumatore di valutarlo nel rapporto prezzo/qualità. Pertanto è una attività di grande utilità per la crescita del sistema economico e produttivo di un paese.
Tuttavia col passare degli anni tale funzione è divenuta più sfumata. Il messaggio pubblicitario poco dice del
prodotto, puntando molto su come e chi lo presenta. L’insistenza del messaggio arriva anche a condizionare il consumatore nella sua scelta, inducendolo a preferire un prodotto qualitativamente inferiore rispetto a un altro meno pubblicizzato.
Per l’efficacia di uno spot si va persino a scomodare attori famosi da oltreoceano che, a fronte di lauti compensi, si offrono di fare da testimonial per un prodotto che forse neppure conoscono. E li paghiamo sempre noi.
È un’area in continua espansione che attrae soprattutto i giovani, allontanandoli da ruoli e professioni necessarie alla collettività.
Ci dicono che il mercato si regola da sè, ma al punto in cui siamo arrivati forse non sarebbe male stabilire regole e limiti. È davvero insopportabile la quantità di spot pubblicitari che inondano ogni trasmissione con lo scopo di attingere risorse dai consumatori per elargire premi e cachet.
Si dirà che nulla si può fare per aggiustare tale situazione. E invece no. Perché chi compra un prodotto fa una scelta e quindi tutto parte da li.
Firmato Uno di noi

Fonte: (1) Media Hub di UNA del 07.07.2025 “Aggiornamento delle previsioni per il 2025”.