L’ITALIA NEL PALLONE HA FATTO TRIS!!!

Martedì 31.03.2026 nell’ultima partita Italia – Bosnia ed Erzegovina si è consumata una pietosa sconfitta con la quale per la terza volta l’Italia calcistica è rimasta esclusa dai mondiali di quest’anno.
Ora tutti a chiedere le dimissioni delle posizioni di vertice e allo stesso tempo alla ricerca dell’uomo della provvidenza che dovrebbe portare la nostra nazionale fuori dal pantano!!!
In pochi si interrogano sulle cause che via via hanno portato a tale situazione, ma quelli che in tale ambito lavorano ne hanno piena consapevolezza e tuttavia a loro va bene anche così, purché che di calcio si continui a parlare.
I problemi partono dall’anno 1980 con il ritorno di pochi calciatori stranieri nel campionato di calcio 1980/1981. L’inserimento nel nostro campionato di giocatori molto quotati di provenienza da altri paesi ha sicuramente contribuito a migliorare la tecnica di gioco dei nostri giocatori, avendo la possibilità assimilare nuove esperienze di gioco da colleghi calcisticamente formati in realtà diverse.
Nel tempo però la presenza di giocatori stranieri ha trasformato i Club calcistici di seria A in vere e proprie multinazionali, dove il risultato dipende quasi esclusivamente dalle risorse finanziarie messe in campo per l’ingaggio di talenti internazionali con compensi faraonici.
Nella stagione 2025/2026 è stato calcolato che la percentuale di stranieri in serie A è stata del 68,5% sul totale dei calciatori utilizzati, con una media per squadra che può superare le 18 presenze di provenienza da paesi diversi, con conseguente caos comunicativo (1).
Oramai i Club calcistici sono diventati un’impresa a tutto tondo dove l’essenza dello sport è stata piegata alla logica del profitto e al benessere di tutti quelli che a vario titolo ci ruotano intorno.
In tale situazione quante possibilità hanno i calciatori italiani di giocare partite per consolidare esperienze che solo dal confronto sul campo di gioco si possono interiorizzare? Se un Club impiega cifre assurde per assicurarsi talenti esteri che nel gioco fanno la differenza è evidente che per il risultato atteso saranno loro i primi a giocare, mentre i nostri giocatori restano stabilmente in panchina. In questo modo lo sport preferito da tanti di noi è diventato uno spettacolo con attori internazionali generosamente pagati con soldi nostri (2).
Nella stagione 2024/25, i venti Club di Serie A hanno superato i 4 miliardi di euro di ricavi complessivi (4,038 miliardi), segnando un record spinto da diritti audiovisivi, ricavi commerciali e gestione calciatori. Nonostante il fatturato record, i costi aggregati hanno raggiunto i 4,2 miliardi, lasciando una perdita netta complessiva di circa 348,9 milioni di euro e una situazione debitoria dei Club che ammonta a complessivi per 4,89 miliardi di euro (3).
Nella situazione attuale si renderebbe necessario ricreare le condizioni per il ritorno ad un autentico agonismo sportivo. Per questo servirebbero soluzioni radicali che difficilmente il sistema attuale avrà il coraggio di avviare per gli enormi interessi economici che riguardano l’intero circo mediatico.
Se davvero si vuole ritornare competitivi per i prossimi mondiali di calcio sarebbe auspicabile – il ritorno alle condizioni precedenti l’anno 1980, ridando spazio ai nostri giocatori con l’obiettivo di riprendere il cammino che ha portato la nostra nazionale a vincere ben quattro mondiali di calcio, – attuare una drastica riduzione a tutti i livelli dei compensi che anche dal confronto con gli altri sport nazionali hanno raggiunto livelli assurdi e incompatibili con la generalità dei bisogni della gente.

Uno di noi

Fonte: (1) NetBet News.it del 28.07.2025 “Calciomercato 1980: l’anno della riapertura delle frontiere”; (2) La Stampa del 10.06.2025 “Crisi Italia, troppi stranieri in Seria A” di Stefano Scacchi; (3) Calcio e Finanza in data 07.02.2026 “viaggio nei bilanci della Seria A 24/25” di Luciano Mondellini.