IL MESTIERE DI INFORMARE

Consiste nel raccogliere, verificare e raccontare i fatti di interesse pubblico. È un ruolo fondamentale per la società, poiché serve a garantire il diritto dei cittadini di essere consapevoli, comprendere il mondo e formarsi una propria opinione.

 

Nell’attuale contesto informativo così saturo, complesso e frammentato, alle prese con un flusso di notizie enorme e spesso inquinato da fake news, diventa fondamentale la verifica delle fonti per orientarsi senza cadere nella disinformazione. Oggi l’informazione viene spesso modellata, filtrata o presentata in base all’appartenenza politica, sociale o culturale di chi la produce e di chi la riceve. I fatti perdono il loro valore neutrale perché vengono interpretati per difendere una fazione o un’ideologia.

 

In un contesto di informazione per appartenenza, il ruolo principale dell’informazione non è quello di accrescere la conoscenza oggettiva o di cercare la verità, ma di rafforzare l’identità del gruppo e confermare i legami di solidarietà tra i suoi membri. Lo stesso destinatario sovente non cerca l’informazione obiettiva bensì quella che va a confermare il proprio orientamento.

 

L’informazione basata sull’appartenenza domina anche i dibattiti radiotelevisivi ove prevale la lite verbale con l’obiettivo di fare più ascolti, con gli intervenuti che ripetono lo slogan stabilito, senza ascoltare le ragioni altrui. I fatti reali spariscono dietro le opinioni di parte e lo spettatore confuso fatica a distinguere la realtà dalla propaganda.

 

Il modello economico basato sulla pubblicità spinge spesso i media a usare la polarizzazione per ottenere più visualizzazioni e guadagnare di più. I canali di informazione gratuiti non vendono le notizie bensì l’attenzione del pubblico offerta a pagamento agli inserzionisti pubblicitari. Le notizie pacate e oggettive annoiano il lettore medio, mentre le emozioni forti, come rabbia o indignazione catturano l’attenzione e generano traffico sul sito, che significa più valore per gli spazi pubblicitari venduti. I mezzi di comunicazione e le aziende sfruttano la divisione che genera coinvolgimento, che per loro significa guadagni.

 

Per quale motivo i cittadini e i consumatori devono pagare per ricevere contenuti che creano divisione o scontro nella società? Chi paga con le tasse o con gli acquisti si sente tradito nel vedere che i suoi soldi sono spesi per trasmettere messaggi di parte. Ci si aspetterebbe un’informazione neutrale e utile a tutti, non uno strumento per dividere il pubblico in fazioni opposte. Chi cerca la notizia, la deve poi rappresentare nella sua realtà oggettiva con dovizia di particolari ma senza esprimere opinioni e commenti, non deve spiegare cosa sia giusto o sbagliato. Il lettore deve avere l’impressione di trovarsi di fronte a fatti veri accaduti in assenza di interpretazioni da parte di chi li sta scrivendo.

 

L’uso massiccio di denaro pubblicitario nei media crea un sistema che premia il sensazionalismo e genera un sovraccarico di informazioni. È il mercato in cui i guadagni dipendono da quanto tempo le persone restano collegate a uno schermo. Più visite o clic ottiene una pagina, più soldi guadagna il sito grazie agli sponsor.

 

Come ci si difende? Evitando di dare audience a tali programmi e boicottando l’acquisto di prodotti ivi pubblicizzati; in tal modo l’azienda nota un calo delle vendite e magari decide di spendere meno soldi in pubblicità su quel canale o programma.

 

Uno di noi
Domenico Sangiovanni

 

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