I MONDIALI DI CALCIO: La vetrina dei milionari.
Nonostante l’esclusione dai mondiali della nostra nazionale, di calcio se ne continua a parlare a ogni ora del giorno pur mancando di coinvolgimento per l’assenza dell’Italia. C’è comunque da aspettarsi un crescendo di notizie fino al 19 luglio 2026 con la chiusura definitiva di tale manifestazione.
Nel frattempo a seguito della vittoria della nazionale del Paraguay sulla Germania, il presidente Santiago Pena ha decretato un giorno di festa nazionale per la immensa gioia che ha riunito nuovamente milioni di paraguaiani sotto la stessa bandiera (1).
Che Il calcio non è più solo uno sport, ma anche uno dei principali strumenti di espressione della politica è questione oramai nota. Nel tempo tale sport si è trasformato da semplice competizione a vero e proprio strumento di politica estera. E’ diventato un’estensione della diplomazia globale con l’organizzazione di mega-eventi e con le acquisizioni di club mediante i quali gli Stati hanno potuto proiettare la propria egemonia, ripulire la propria immagine internazionale e stabilire alleanze che influenzano direttamente gli equilibri di potere.
Il calcio è passato da fenomeno sportivo a gigantesca industria globale da decine di miliardi, dove i club sono diventati asset finanziari gestiti da fondi di investimento e i tifosi semplici portatori di denaro da sfruttare con offerte differenziate con il fine di generare gli enormi flussi di denaro che si concentrano al vertice, impoverendo in tal modo la dimensione puramente agonistica delle origini.
La trasformazione del calcio da sport per tutti a affare miliardario è stata agevolata principalmente dai diritti televisivi che con l’espansione delle emittenti ha trasformato le partite in eventi planetari, moltiplicando i ricavi delle federazioni. Mentre il settore del trading sportivo drena risorse dal basso, traendo enormi entrate commerciali sfruttando i calciatori come testimonial per le campagne pubblicitarie al fine di alimentare un giro di affari mondiale che ha modificato radicalmente l’equilibrio dello sport.
I Mondiali (attualmente in corso dall’11 giugno al 19 luglio) rappresentano senza dubbio una vetrina globale senza eguali, in grado di amplificare la visibilità dei calciatori e, di conseguenza, il loro potere contrattuale per ottenere stipendi più alti al ritorno nei club. Oltre allo stipendio, un Mondiale giocato da protagonista permette agli atleti di incrementare notevolmente i propri introiti attraverso accordi di sponsorizzazione e marketing legati alla loro popolarità mediatica.
Non si può negare che il calcio nel tempo sia diventato uno straordinario collante sociale e inclusività, ma questo valore etico viene spesso sfruttato per legittimare un sistema economico caratterizzato da sperequazioni estreme. I massicci introiti generati, che alimentano stipendi stellari e interessi miliardari, non trovano alcuna giustificazione se comparati con il lavoro di una persona oppure con coloro che passando la propria esistenza in studi e ricerche a favore dell’umanità al massimo potranno sperare in un premio Nobel di circa un milione di euro.
Il calcio resta sempre e soltanto un gioco di puro intrattenimento, che poco o nulla aggiunge al paniere dei beni e servizi necessari alla collettività e del quale si potrebbe fare tranquillamente a meno. Ciò eviterebbe accumuli di denaro da parte di poche persone che sottraendo agli altri capacità di spesa comporta di conseguenza un calo della domanda di beni e servizi, con effetti negativi anche per l’economia di un paese.
Uno di noi
Domenico Sangiovanni
Fonte: (1) Eurosport pubblicato 01.07.2026.
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