IL VALORE DELLA TERRA

Per l’essere umano il valore della terra è assoluto e vitale, poiché rappresenta la fonte stessa della vita, della salute e del sostentamento economico. Le carenze nutritive di un terreno si legano strettamente alla nostra salute, curando la terra curiamo noi stessi. Tutto questo diventa evidente se guardiamo alla natura con una visione sistemica.
L’essere umano non vive sopra la Terra, ma è parte integrante di essa. Il suolo fertile fornisce cibo, acqua pulita e ossigeno, regolando i cicli naturali indispensabili per la sopravvivenza. La natura e la terra formano il più grande sistema economico esistente; senza di esse ogni attività umana collasserebbe (1).

 

Nella cosmovisione andina, la terra non è un semplice suolo fisico, ma un organismo vivo che nutre e protegge, con cui l’essere umano deve mantenere un rapporto di reciprocità.
Il settore agricolo in Italia nel 2025 ha fatto segnare un PIL di 52,3 miliardi di euro, mentre l’intera filiera agroalimentare (dal campo alla tavola) raggiunge circa il 15% del PIL nazionale.
Purtroppo i prodotti agricoli sono ancora a basso contenuto innovativo e tecnologico, con scarse possibilità di incrementare il valore aggiunto unitario, finendo inevitabilmente per subire la concorrenza dei paesi in via di sviluppo che hanno la possibilità di utilizzare mano d’opera a basso costo (2).

 

La risposta alla concorrenza internazionale nel settore agricolo deve passare necessariamente attraverso la meccanizzazione, la digitalizzazione (agricoltura 4.0) e la valorizzazione della qualità e tracciabilità dei prodotti. Si arriva così a generare valore aggiunto sufficiente per garantire legalità e dignità ai lavoratori riconoscendo loro un giusto compenso.
Va chiarito che il settore primario genera ulteriore valore aggiunto (e quindi PIL) nei settori che stanno a valle attraverso la lavorazione industriale dei prodotti agricoli e la loro commercializzazione. Pertanto il valore di tutta la filiera è più grande di quello attribuito al solo settore agricolo.

 

Il tema della redditività dell’imprenditore agricolo tocca uno dei nodi più critici ed empatici dell’economia moderna. Oggi chi lavora la terra si trova stretto in una morsa: da un lato la pressione sui prezzi di vendita (spesso schiacciati dalla grande distribuzione organizzata) e dall’altro l’impennata dei costi di produzione (energia, fertilizzanti, sementi). A questo scenario già complesso si aggiunge la totale imprevedibilità dei cambiamenti climatici, che trasforma ogni annata in una scommessa ad alto rischio. Per alcune aziende i ricavi riescono a malapena a coprire i costi, spingendo alcuni soggetti a comprimere il costo del lavoro oltre i limiti di legge per evitare il fallimento.

 

Occorre riconoscere all’agricoltore il valore sociale, economico e ambientale del suo lavoro per garantire la sovranità alimentare e la tutela del paesaggio. Egli è custode di un patrimonio inestimabile, legando passato e futuro attraverso pratiche sostenibili e il rispetto dei cicli naturali.
Il supporto a questa attività si può esprimere con le seguenti azioni concrete: – Incentivi economici e finanziamenti per accompagnare la transizione tecnologica e ecologica; – tutela di un prezzo per i prodotti che valorizzi il lavoro manuale e intellettuale; – riduzione del carico amministrativo per lasciare più spazio al lavoro sul campo; – promozione della conoscenza dei prodotti locali e delle tradizioni rurali nelle scuole.

 

Anche noi consumatori possiamo fare la nostra parte perché le scelte di acquisto hanno un impatto enorme sull’ambiente e sull’economia locale. Scegliere prodotti a chilometro zero e di stagione è uno dei modi più efficaci per ridurre le emissioni di gas serra dovute ai lunghi trasporti aerei o marittimi. Inoltre meno imballaggi; sostegno al territorio perché soldi spesi rimangono nella comunità, aiutando gli agricoltori di zona; infine frutta e verdura raccolte al giusto grado di maturazione, mantengono intatte le proprietà nutritive e hanno un sapore decisamente migliore.

Uno di noi
Domenico Sangiovanni

Fonte: (1) “Vita e Natura. Una visione sistemica” di Fritjof Capra e Pier Luigi Luisi; (2) Grafici “Composizione del PIL per settore economico in Italia (1960-2025)” del 13.03.2026;

 

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