LA MAGGIORANZA SILENZIOSA

L’espressione “maggioranza silenziosa” si riferisce a quella parte della popolazione ritenuta maggioritaria che, pur avendo opinioni e convinzioni proprie, non le esprime in maniera esplicita o non partecipa attivamente al dibattito pubblico. Questo gruppo, solitamente composto da persone che non si fanno sentire durante le manifestazioni, preferisce tenere private le proprie opinioni o esprimerle solo in occasioni come le elezioni.

 

Dalla differenza tra un atteggiamento privato tollerante e silenzioso e una presa di posizione pubblica più radicale per esprimere la propria opinione, possono derivare situazioni in cui le minoranze possono apparire amplificate a discapito delle maggioranze che vengono messe a tacere.

 

Tuttavia l’espressione sottolinea l’importanza di considerare non solo le opinioni espresse apertamente, ma anche quelle che restano latenti nella società, ricordando che il silenzio non equivale all’assenza di opinione, tant’è  che al momento del voto la  “maggioranza silenziosa” può diventare un fattore decisivo nei momenti di cambiamento politico, poiché le sue preferenze sono difficili da prevedere.

 

Al movimento della “maggioranza silenziosa” si richiamarono i componenti del corteo della marcia dei quarantamila che sfilarono a Torino nell’ottobre 1980 per mettere a tacere gli scioperi e le proteste dei sindacati che impedivano ai lavoratori della Fiat di svolgere le loro quotidiane attività in fabbrica.

 

La “maggioranza silenziosa” rappresenta l’anima operosa del Paese. Questo gruppo eterogeneo di cittadini perbene si dedica al lavoro, al rispetto delle regole e al bene comune, costituendo il pilastro fondamentale della società pur senza cercare visibilità nelle piazze o nei dibattiti. Riconoscere il valore dell’impegno silenzioso è essenziale perché  la costanza e l’onestà creano un capitale umano inestimabile.

 

Purtroppo,  la dedizione al lavoro e l’onestà a volte possono passare inosservate rispetto a comportamenti più rumorosi.  La percezione che una “maggioranza silenziosa” abbia delegato o subìto la gestione della cosa pubblica da parte di minoranze ritenute poco professionali è un tema ricorrente nel dibattito politico e sociologico. Il disimpegno civico dell’elettorato moderato o disilluso che si astiene dal voto o dalla partecipazione attiva, lascia spazio a gruppi organizzati o fazioni più radicali che riescono a mobilitare piccole ma agguerrite basi di sostenitori. I sistemi di comunicazione moderni, inclusi i social media, tendono a premiare la visibilità di posizioni estreme o urlate, penalizzando l’approccio tecnico e pragmatico tipico di una gestione amministrativa professionale (1) (2).

 

La disaffezione verso i partiti tradizionali e le istituzioni allontana  i cittadini  e li induce a cercare alternative, a volte premiando figure o movimenti percepiti come “antisistema”  che possono mancare delle competenze tecniche necessarie per amministrare la macchina pubblica. Per invertire questa tendenza è quantomai necessario il rafforzamento della democrazia partecipativa, incoraggiando la maggioranza a riappropriarsi degli spazi di dibattito e delle istituzioni locali e nazionali.

 

Uno dei temi più dibattuti nel panorama politico italiano è il sistema delle liste bloccate, privo del voto di preferenza che impedisce agli elettori di scegliere direttamente i candidati, accentrando il potere di nomina nelle segreterie di partito. L’assenza di selezione meritocratica tramite il voto popolare ha favorito, in alcuni casi, la designazione di persone con legami di parentela o stretta vicinanza ai vertici dei partiti.  Infine la ricerca di candidati con un forte seguito sui social media ha spesso prevalso sulla competenza specifica o sull’esperienza istituzionale.

 

Il crescente senso di impotenza dell’elettore, unito alla percezione che il proprio voto sia ininfluente, è una delle cause principali della disaffezione politica. Questo fenomeno ha generato il cosiddetto “partito del non voto”, portando l’affluenza alle elezioni a livelli minimi. Prevale la convinzione che le promesse elettorali non vengano mantenute e che i partiti non rappresentino i problemi reali e la volontà della cittadinanza.

 

Per invertire tale situazione è quantomai opportuna la nomina di candidati in collegi uninominali, ove chi ottiene il maggior numero di voti rappresenta le persone del territorio che gli ha dato la fiducia, alle quali dovrà dar conto del suo operato. In tale contesto la maggioranza silenziosa può tornare ad esplicare il proprio ruolo potendo mettere in campo candidati professionalmente competenti e capaci di rappresentare al meglio il bene comune.

 

Uno di noi

 

Domenico Sangiovanni

Fonte:  (1)  “La maggioranza silenziosa”  di Tomas Cipriani – Docente;  (2)  “Cosa pensa davvero  la maggioranza silenziosa”  studio di Andrea Guzzini  in data 18.12.2020.

 

 

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