IL GIOCO D’AZZARDO.  Chi vince e chi perde.

Il mercato del gioco in Italia è uno dei più grandi in Europa ed è in continua crescita sia in termini di ricavi che di penetrazione digitale. Nel 2024 la cifra giocata è stata di oltre 157 miliardi e 453 milioni di euro, con un incremento del 6,5% sull’anno precedente.
Si tratta di una cifra enorme e sta a significare che ogni anno gli italiani giocano circa il 7,1 per cento del PIL nazionale. Per avere un chiaro termine di paragone è utile sapere che nel 2022 la spesa sanitaria pubblica dell’Italia è stata di poco superiore ai 130 miliardi di euro (1).
Secondo i dati raccolti da Libera nell’ultimo anno almeno 18 milioni di persone hanno tentato la fortuna almeno una volta, 5,5 milioni sono giocatori abituali e 1,5 milioni sono ormai giocatori patologici (1).
La parte principale è stata l’online con 92 miliardi e 102 milioni mentre il gioco nelle sale, bar e tabacchi resta stabile con 65 miliardi e 350 milioni di euro .
Dal 2004 al 2024 gli italiani hanno giocato complessivamente 1.774 miliardi di euro. Nel 1990 la raccolta era di appena 4,8 miliardi ma in trentacinque anni si è moltiplicata di oltre trenta volte, con un tasso medio di crescita di molto superiore all’incremento del PIL nazionale.
La giocata media pro capite per ogni cittadino con più di 18 anni ha raggiunto 3.137 euro nel 2024. Per quanto riguarda il solo gioco online, la giocata media pro capite nella fascia 18-74 anni è stata di 2.162,35 euro (1).
Come si è arrivati alla situazione attuale? Prima del 1992 il gioco d’azzardo era considerato un’abitudine moralmente negativa. A partire dall’anno 1992 è iniziata la liberalizzazione del settore, giustificata dalla necessità di far quadrare i conti del Bilancio Statale.
In modo progressivo viene introdotto il Superenalotto, vengono aperte le sale bingo, nei pubblici esercizi si mettono in bella vista le slot machine e dal 2011 viene liberalizzato il gioco on line aprendo la strada anche al gioco a distanza.
Di conseguenza offrendo la possibilità di giocare praticamente ovunque e in qualunque modo, le somme giocate hanno registrato una forte accelerazione passando dai 14,3 miliardi di euro nel 2000 alle proiezioni dell’anno 2025 che prevedono una raccolta totale intorno a 164 -170 miliardi di euro.
Nel frattempo, mentre lo Stato incassa 11,5 miliardi di euro di tasse e i Concessionari 10 miliardi (1), il costo sociale di questa dipendenza diventa incalcolabile e a pagare il prezzo più grande sono le famiglie perché chi ha problemi col gioco tende anche a indebitarsi per soddisfare la propria mania.
I dati dell’Istituto Superiore di Sanità parlano di 1 milione e mezzo di giocatori patologici e 1,4 milioni a rischio moderato. Significa che quasi 3 milioni di persone vivono una forma di dipendenza riconosciuta come malattia.
Uno Stato che ha cura dei suoi cittadini non può fare cassa sulle categorie più deboli della società. L’offerta del gioco è talmente estesa che anche nel bar, dove si va per un caffè, ti offrono titoli di gioco.
Se davvero il Governo pensa di farsi carico di questo problema, dovrebbe in primo luogo vietarne la pubblicità; crea solo ilarità lo spot “gioca con giudizio”. Non basta il Decreto Dignità (con il divieto di sottoscrivere nuovi contratti per la promozione del gioco d’azzardo) perché occorre ridurre quelli già esistenti. Inoltre i proventi incamerati dallo Stato dovrebbero essere destinati alle attività di supporto per i soggetti con tali patologie e per le loro famiglie.
A coloro che nonostante tutto continueranno a giocare si può solo ricordare che le possibilità di vincita sono statisticamente molto basse e “l’unico modo di vincere è di non giocare”.

Uno di noi

Fonte: (1) SOCIETA’ del 10 novembre 2025 “Dentro l’azzardo: 157 miliardi in gioco” di Antonio Massariolo.