LA RICCHEZZA IN ITALIA

Per l’anno 2022 le stime elaborate dall’Istat e dalla Banca d’Italia determinavano una ricchezza netta per le famiglie italiane pari a 10.421 miliardi di euro (1). Dallo stesso studio per l’anno 2024 veniva rilevata una ricchezza aumentata a 11.732 miliardi di euro (2).
Sulla base dei dati al 2025 il 50% della popolazione ne possiede appena il 7,4%, mentre il 10% più ricco ne controlla il 59,9% (3).
Dal dicembre 2012 al giugno 2025 la ricchezza complessiva delle famiglie italiane è cresciuta del 20,6%, ma la sua distribuzione ha favorito la concentrazione nelle mani di pochi ricchi (3).
Lungo il periodo dal 2007 al 2023 i redditi reali delle famiglie sono diminuiti in media di quasi il 9%, con effetti più marcati per i lavoratori dipendenti e autonomi. La pubblicazione del rapporto Oxfam 2026 ha messo in evidenza un aumento della povertà assoluta tra famiglie con occupati a dimostrazione di come, nei fatti, il lavoro abbia smesso di garantire una vita dignitosa. Ne consegue un paese sempre più diviso tra chi ha poco e chi ha molto sia in termini economici che di potere (4).
Tale situazione nel tempo ha reso sempre più evidente le disuguaglianze che si sono venute a creare nella società, anche per scelte economiche e politiche che hanno prodotto uno sbilanciamento nella ripartizione della ricchezza prodotta.
La nostra società è composta da categorie di soggetti che in vario modo concorrono al Prodotto Interno Lordo. Pertanto è importante stabilire un criterio equo per la ripartizione delle risorse, che tenga conto delle competenze professionali, dell’impegno lavorativo e dei rischi che ogni funzione comporta.
È evidente che in tutti questi anni hanno trovato spazio categorie privilegiate che dalla ripartizione hanno attinto a piene mani, sottraendo risorse ad altre categorie che magari avrebbero meritato un miglior trattamento.
Qualche giorno fa sulla prima pagina de “la Gazzetta dello Sport” ha attirato la mia attenzione un titolo relativo all’ingaggio di un calciatore per un compenso, che immagino annuo, di sette milioni di euro. La notizia mi ha stupito non poco, inducendomi a verificare se fosse un caso isolato. Ne è venuto fuori che nella Top ten dei più pagati c’è uno stipendio lordo annuo di oltre ventidue milioni di euro. Sono lordi, è vero!, però se consideriamo che tanti strapagati hanno la residenza in paesi a fiscalità privilegiata, il danno è anche doppio.
A questo punto viene naturale porsi una domanda: se un lavoratore lungo tutta la vita lavorativa può arrivare a percepire € 750.000/800.000 ai valori attuali, facciamo il conto di quante vite lavorative sono comprese in un compenso annuo di tale entità. Sono così indispensabili per la collettività tali personaggi? Se la nostra società può essere così generosa con taluni, sarebbe ragionevole stornare tali eccessi a favore di categorie lavorative davvero necessarie alla collettività. Oggi il problema vero è trovare e pagare adeguatamente un elettricista, idraulico, infermiere, ecc., gente che risolve problemi veri.
Senza opportuni interventi correttivi assisteremo ad una ulteriore concentrazione delle risorse in un gruppo ristretto di ricchissimi che a noi forse lasceranno soltanto quelle per la sopravvivenza.

Uno di noi

Fonte: (1) ISTAT – comunicato stampa del 26.01.2024 dal titolo “La ricchezza dei settori istituzionali in Italia”; (2) ISTAT – comunicato stampa del 28.01.2026; (3) First Cisl- Analisi della ricchezza delle famiglie italiane – gennaio 2026; (4) FILL THE GAP “Disuguaglianza e democrazia: L’Italia descritta dal rapporto Oxfam 2026” di Marta Calderini in data 23.01.2026;